Lotteria Italia: crollo delle vendite 



Nel 1996, un record: 32 milioni di biglietti venduti. Quest’anno un crollo verticale, del 25 per cento: secondo le ipotesi più ottimistiche. un italiano su quattro non ha più fiducia nella mitica Lotteria Italia. Perché? La spiegazione è molto semplice, e non riguarda l’insuccesso di Montesano con il suo Fantastico Enrico. E’ sufficiente collegare la notizia di questa scivolata (molto dannosa per le casse dell’erario) all’altra, di qualche settimana fa, che riguardava un drammatico calo nella vendita dei biglietti Gratta e vinci. Gli italiani non considerano affidabile lo Stato, neanche come biscazziere. E non è difficile scoprirne le ragioni.
La vicenda del «Gratta e vinci» non pagati ai giocatori del Bergamasco è esemplare. L’Avvocatura dello Stato si è pronunciata negativamente offrendoci questo ragionamento, che meriterebbe di essere illustrato da un umorista inglese, mettiamo Wodehouse: lo Stato organizza le lotterie non per gioco, ma per vincere; se per errore le vincite superano il budget preventivato, il fine della lotteria – che è quello di ramazzare denaro – scompare. Ergo: se perdo, non pago.
Il risultato, naturale, è che il Gratta e vinci ha subito un immediato crollo delle vendite. Quanto alla Lotteria Italia, tutti ricordano la grottesca estrazione sbagliata in diretta tv, la complicata vicenda dei biglietti vincenti, non vincenti, contestati, non pagati. Il giocatore è spesso sciocco e credulone, ma perché dovrebbe partecipare a una riffa in cui se perde, perde, se vince, ha buone probabilità di non riscuotere il premio?

Per favore non toccate le scommesse
In questi giorni, pomposamente, è nuovamente annunciata l’iniziativa (statale!) di raccogliere le scommesse, allo scopo di infliggere un duro colpo ai clandestini. Il piccolo problema è che i biscazzieri sono (nel loro lavoro che si svolge al di fuori della legalità) gente seria, affidabile, perché sanno che il gioco si fonda prima di tutto sulla correttezza delle regole. Un buon clandestino, con giocatori fidati, prende addirittura la scommessa per telefono, offre una quota incoraggiante, se perde si precipita a pagare subito, come si dice, «sull’unghia».
Lo Stato invece raccoglierà le scommesse in modo macchinoso, offrirà quote meno invoglianti, pagherà chissà quando o forse non pagherà (almeno così lascia sospettare, con questi gravi infortuni). Insomma, questo Stato ci fa ridere quando tenta di fare sul serio e quando gioca ci fa piangere. Ma non può anche pretendere di farci fessi. Almeno, non sempre.


Fonte: Arnoldo Mondadori Editore-1997
07.11.1997