| In liquidazione per
l'ultima volta i fondi della Cassa sovvenzioni del ministero. I
dipendenti |
| Ai dipendenti del Tesoro
regalo da 150 miliardi
Sono i premi delle lotterie non riscossi. Esclusi gli impiegati periferici, che insorgono Stefania Tamburello, ROMA - La fortuna non è sempre cieca. Questa volta, infatti, ha toccato 7 mila dipendenti della sede centrale del Tesoro, iscritti alla Cassa sovvenzioni del ministero, dove fino allo scorso anno sono confluiti i premi non ritirati delle lotterie naz ionali. O meglio, solo una quota delle vincite dimenticate, che è stata tuttavia sufficiente a far superare la soglia dei 150 miliardi al bottino totale. Certo il patrimonio della Cassa, che funziona come organismo previdenziale integrativo, è stato alimentato anche dalle quote di iscrizione annue (quella del '97 è stata pari a settanta mila lire) ma il grosso della linfa per vivere e investire è arrivato dalle lotterie. La novità di oggi è che la Cassa è stata messa in liquidazione e che quin di gli iscritti si divideranno i fondi accumulati: in media a ognuno toccherebbero 21,5 milioni. In realtà, poiché la spartizione avverrà in base all'anzianità di lavoro e di iscrizione, ci sarà chi riceverà 54 milioni (39 milioni subito e il resto i n un secondo tempo) e chi, ovviamente, molto meno. Al ministero di via XX Settembre si celebrerà quindi una bella Pasqua all'insegna della Dea bendata. A guastare, si fa per dire, la festa sono però insorti i dipendenti periferici del Tesoro, esclu si (del resto come tutti gli altri italiani) dalla Cassa e quindi dal godimento dei premi non riscossi della lotteria. Il comitato del personale periferico del ministero aveva cercato di superare l'oneroso gap chiedendo che il gruzzolo accumulato dal la Cassa fosse fatto confluire in un fondo di previdenza integrativa aperta a tutti i dipendenti e non solo a quelli centrali. Ma i tentativi fatti dai due responsabili del comitato, Sandro Leone e Giovanni Avella, sono andati a vuoto, naufragati nel la scelta di liquidare l'organismo contestato. «La decisione del ministro del Tesoro di autorizzare lo scioglimento e la spartizione del bottino tra i dipendenti centrali attua una discriminazione senza precedenti a danno dei periferici» hanno protes tato i due ministeriali. Insomma nel dicastero di via XX Settembre è scoppiato un derby. Tanto più che il ministro Carlo Azeglio Ciampi si è defilato dallo scontro, respingendo le accuse avanzategli dai «periferici». La presa di distanza del minist ro ha una sua ragione, visto che proprio per iniziativa di Ciampi, con la manovrina aggiuntiva della Finanziaria '97, è stata abrogata la norma che prevedeva il raccordo fra le lotterie e la Cassa. Ed è quasi superfluo ricordare che proprio per l'esa urimento di tale lusso la Cassa sovvenzioni ha deciso di chiudere i battenti. Una chiusura, aggiunge la nota del Tesoro, alla quale è stato estraneo il ministro, messo fuori campo da una «recente pronuncia del Consiglio di Stato» che ha stabilito «la natura privatistica della Cassa». A guidare le decisioni sulle sorti dell'organismo sono stati dunque lo statuto, che disciplina le procedure di scioglimento, e un referendum fra gli iscritti che due mesi ha sancito a larga maggioranza, l'87%, la liquidazione. Il ruolo del ministro del Tesoro dunque «nel quadro delle procedure di scioglimento della Cassa e della conseguente liquidazione del patrimonio è di mera verifica della regolarità di tali procedure». Ragione per cui Ciampi è stato chiam ato «esclusivamente a verificare la regolarità delle procedure di scioglimento» accertata la quale, la liquidazione avviene sulla base delle norme dello statuto. Non è certo la prima volta che i riflettori si accendono sopra i premi non riscossi e sulla Cassa sovvenzioni dei dipendenti centrali del Tesoro, nata nel dopoguerra come organismo unico (in seguito è stata creata la divisione) per tutti i ministeri finanziari. La polemica sui beneficiari delle lotterie, fra i quali in primo luogo i d ipendenti del Monopolio che ricevono una percentuale delle vincite, era esplosa in Parlamento nel gennaio dello scorso anno per iniziativa dei Verdi. La manovrina finanziaria del marzo successivo aveva riportato la tregua: dall'inizio del '97 i premi non riscossi tornano, tranne una quota destinata alla beneficenza, nelle casse dell'Erario. In attesa che prendano forma di legge le proposte per riutilizzarli in un'altra lotteria. Fonte: Corriere della Sera - sabato 11 aprile 1998 |