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SCHEDA 24
La febbre del gioco: lotterie e giochi a premi
Il fascino dei giochi Il gioco a premi non è certo un’invenzione recente. Se sembra appurato che l’attività del giocare contraddistingue, in un modo o nell’altro, tutte le società, è anche vero che l’idea del gioco a premi - ossia di un’attività competitiva che ha a che fare con l’alea e con una serie di abilità predittive, divinatorie e numerologiche - costituisce anch’essa un fenomeno molto diffuso che assume, nei diversi contesti socio-culturali, forme, codici e regolamenti più o meno differenziati. La lotteria, in fondo, è una scommessa sul futuro e, come tale, non cessa di esercitare un fascino irresistibile. Compilare la schedina, acquistare un biglietto della lotteria o giocare alcuni numeri al Lotto significa tentare di indovinare lo svolgimento di eventi a venire (estrazioni, fenomeni sportivi o altro) attraverso un investimento simbolico e materiale. L’atto dello scommettere esprime un’istanza di dominio del reale; nell’azzardo della previsione lo scommettitore disegna uno scenario, formula un’ipotesi: l’ineluttabilità caotica del futuro è in qualche modo ricondotta e ordinata secondo un principio ordinatore; il fluire del reale trova un nesso di ragione; il ciclo degli eventi, mentre lo si celebra con l’atto rituale del gioco, viene bonificato dagli aspetti panici di inconoscibilità e ricondotto in uno schema ordinato di senso. La ragione antropologica del gioco con scommessa si impernia dunque su un bisogno fortemente radicato e trova forme tecniche di realizzazione che - di volta in volta - si adattano alle società di riferimento. La lotteria, la scommessa, la predizione sono un gioco con e sul caos del reale, interpretato con categorie cognitive e schemi culturali. Così, assieme ai metodi di interpretazione dei sogni che dovrebbero facilitare la divinazione dei numeri, non mancano altri tentativi, più o meno ingenui, di razionalizzazione del fenomeno come i “sistemi”, lo studio dei ritardi, la decodifica di alcuni “segni” esterni attraverso il linguaggio dei numeri. Da un punto di vista generale, si possono considerare due tipologie di giochi: - le lotterie, nelle varie forme e regolamenti, ossia i giochi che non prevedono alcuna abilità o scelta da parte del giocatore, ma solo un ricorso alla casualità dell’estrazione; - le scommesse, ossia i giochi, di ordine numerologico o sportivo, che prevedono un’azione più o meno ragionata da parte del giocatore, il quale assume un atteggiamento strategico nei confronti del caso e ricorre spesso, ma non obbligatoriamente, a procedure di ordine razionale.
Un fenomeno a grande diffusione
La diffusione delle lotterie e dei giochi a premi è pertanto molto antica: si pensi che il gioco del Lotto - nelle forme in cui oggi è conosciuto - si fa risalire al 1500 e che giochi di simile matrice sono presenti anche in tempi molto più antichi. Più recentemente, si sono costituite tipologie di giochi che hanno unito l’antico spirito del gioco a premi con la passione per gli eventi sportivi. Nel maggio 1946, su proposta della Sisal, prende l’avvio il fortunatissimo concorso legato alle partite di calcio - l’attuale Totocalcio - con il nome di “schedina Sisal”. Dopo due anni la stessa Sisal inventa un secondo gioco - il Totip - legato a un’altra manifestazione sportiva storicamente già connessa al mondo delle scommesse: le corse dei cavalli. Tali concorsi hanno conosciuto un rapido successo e hanno contribuito allo sviluppo di un settore economico nuovo nella diffusione e nel volume di affari sviluppato. Con il passare degli anni, alle tradizionali lotterie nazionali e locali e ai due storici concorsi sportivi si sono aggiunte nuove tipologie di gioco, attraverso meccanismi originali (o parzialmente ripresi da giochi popolari già diffusi) che stimolano ulteriori segmenti di mercato e mirano a rivitalizzare un settore che mostra qualche segno di fatica. Così, “Gratta e vinci”, “Totogol”, “Totosei” e il diffusissimo “SuperEnalotto” garantiscono un’ulteriore diffusione dei giochi a premi e nuovi introiti per l’erario. L’evoluzione della spesa affrontata dagli italiani per tale tipologia di giochi è esemplificata dal grafico 1: i 1.000 miliardi di lire del 1977 si sono pressoché decuplicati intorno al 1990, sono lievitati sino ai 34.400 miliardi di lire nel 1999 e hanno poi subìto un visibile ridimensionamento nel 2000, attestandosi attorno ai 27.000 miliardi di lire. Grafico 1 Evoluzione delle spese per lotterie e concorsi sportivi Anni 1977 e 1990-2000 Valori in miliardi di lire
Fonte : Elaborazione Eurispes su dati Sisal - Ministero delle Finanze.Al fine di argomentare meglio la variabile evoluzione che il settore sta attraversando, è utile analizzare l’evoluzione dei singoli giochi nel dettaglio. Gli anni recenti registrano un trend di sviluppo del settore “Lotterie” non del tutto regolare: complessivamente, il mercato relativo a Gratta e vinci, Lotteria Italia e Lotto ha conosciuto una discreta evoluzione, passando dai quasi 16mila miliardi del 1998 ai più di 17mila del 2000. Il fatto, però, che nel 1999 il mercato abbia conosciuto un brusco aumento degli introiti (che raggiungono i 22.635 miliardi) e che tale aumento sia stato successivamente ridimensionato costringe a ulteriori riflessioni. Il Gratta e vinci, ad esempio, dopo un periodo di estremo interesse collegato all’originalità e alla modalità “istantanea” di gioco, ha conosciuto una successiva contrazione della domanda, che nel 2000 appare pressoché dimezzata. La Lotteria Italia ha fatto registrare un vistoso aumento nel 1999, anno in cui ha toccato i 200 miliardi di introiti, livello non raggiunto l’anno successivo. Il gioco che più di altri sembra conoscere ultimamente un nuovo successo è l’antico Lotto, che registra incrementi non regolari ma cospicui: se nel 1998 tale gioco faceva registrare introiti per 12.309 miliardi, l’anno successivo ha raggiunto il considerevole picco di 19.536 miliardi, che si sono assestati nell’anno seguente attorno ai 14mila miliardi. Tabella 1
Introiti lotterie Anni 1998-2000 Valori in miliardi di lire
Fonte : Elaborazione Eurispes su dati Lottomatica e Sisal.Il recente successo del Lotto - attribuibile, almeno in parte, alle massicce campagne pubblicitarie adottate e ai nuovi meccanismi di gioco che ne facilitano lo svolgimento - è confermato dai dati relativi al 2001. Quelli riscontrati al novembre 2001 segnalano come tale concorso abbia conosciuto sette mesi consecutivi di crescita di incassi, confermando il trend in aumento che ha caratterizzando la seconda parte del 2001.Rispetto al novembre 2000, la crescita in termini di incassi medi per concorso si attesta intorno al 67,5%, passando da 105 miliardi di lire a 176, pur considerando il fatto che il calendario solare del novembre 2001 prevede otto estrazioni (il mercoledì e il sabato) contro le nove del novembre 2000. In ragione di tali dati positivi Lottomatica - la società concessionaria del gioco del Lotto - ha registrato risultati molto positivi nei primi nove mesi del 2001, con ricavi totali di 702 miliardi di lire, pari all’83% dei ricavi di tutto l’anno 2000 (847 miliardi). Nello specifico, le entrate di Lottomatica provenienti dal gioco del Lotto ammontano a 212 miliardi di lire relativamente al terzo trimestre 2001, a fronte dei 120 miliardi di lire dello stesso periodo 2000: si tratta di un incremento di oltre il 76%. Come quello delle lotterie, anche il discorso relativo ai giochi a premi si presenta in modo piuttosto articolato e in fase di assestamento. Come si è sopra osservato, il trend di sviluppo, anche in questo caso, non è del tutto univoco e lascia il campo a numerose considerazioni, sia di ordine generale sia di ordine tecnico. Complessivamente - come mostrato dal grafico 2 - il settore sembra tenere egregiamente: dopo una flessione accusata nel 2000 rispetto ai risultati dell’anno precedente, i dati relativi al primo semestre del 2001 inducono a ipotizzare realisticamente una energica ripresa, tale da superare gli stessi buoni risultati del 1999. Il primo semestre del 2001, in altri termini, realizza risultati molto incoraggianti nell’ambito dei giochi a premi e conferma il fatto che gli italiani si mostrano molto interessati da tali tipologie di giochi-“investimento”. Grafico 2
Spese del pubblico e incassi erario per i giochi a premi Anni 1999-2001 Valori in miliardi di lire
Fonte: Elaborazione Eurispes su dati Ministero delle Finanze.
Il dettaglio relativo alle varie tipologie di giochi consente di formulare ulteriori riflessioni. Mostrano un interessante incremento sia le scommesse sportive gestite dall’erario (una novità introdotta nel 2000) - che dai 45 miliardi del 2000 sono passate a 33 solo nei primi sei mesi del 2001 - sia le scommesse ippiche, che facevano registrare 3.347 miliardi nel 1999, 3.810 nel 2000 e la considerevole cifra di 2.532 miliardi nella prima parte del 2001. Simile evoluzione hanno riscontrato le scommesse sportive, passate dai 789 miliardi del 1999 ai 1.409 del 2000, diventati 937 nel primo semestre del 2001. Diversamente, altri giochi hanno riscontrato un trend chiaramente meno positivo: il SuperEnalotto - che nel 1999 registrava più di 6.000 miliardi di spesa, ha subìto una contrazione l’anno successivo, portandosi a 4.839: il primo semestre del 2001 lascia intravedere un recupero e segna 2.557 miliardi. Il Totip sembra raccogliere invece una costante diminuzione di interesse, portandosi - dai 182 miliardi spesi nel 1999 e i 145 dell’anno successivo - a soli 67 miliardi nei primi sei mesi del 2001. Il Totocalcio, che, con l’introduzione di nuovi giochi a premi, aveva conosciuto negli ultimi anni una contrazione di interesse, sembra attualmente presidiare una interessante quota di mercato e recuperare - nel 2001 - il dato parziale del 2000 (il primo semestre è pari a circa il 58% della spesa dell’anno precedente). Totogol e Totosei, due recenti concorsi basati anch’essi sul gioco del calcio, sembrano invece subire un vistoso calo di interesse: dagli 824 miliardi del primo e dai 92 del secondo registrati nel 1999, hanno subìto un calo nel 2000 portandosi a 569 e 51 miliardi: tale calo non sembra, soprattutto nel caso del Totosei, risollevarsi con i risultati del 2001. La Tris passa dai 1.315 miliardi di spesa registrati nel 1999 agli 895 dell’anno successivo e ai 562 del primo semestre 2001.
Tabella 2
Spese giochi a premi Anni 1999-2001 Valori in miliardi di lire
(*)N.e. = Non esisteva. Fonte: Elaborazione Eurispes su dati del Ministero delle Finanze.
Del tutto simile appare il quadro relativo agli incassi dell’erario relativi ai giochi a premi, che ricalcano i già osservati andamenti delle spese. Come si evince dalla tabella sotto riportata, il gioco che più di altri rappresenta una fonte estremamente significativa per le casse erariali è rappresentato dal SupErenalotto, che nel 1999 ha apportato 3.285 miliardi di introiti, nel 2000 2.572 e nei primi sei mesi del 2001 la non trascurabile cifra di 1.374 miliardi. Si tratta di un dato del tutto eloquente circa l’importanza che tale gioco riveste per le casse dello Stato sia per il volume complessivo di giocate, sia per la consistente quota di incasso erariale sul totale delle spese. Tabella 3
Incassi erario per i giochi a premi Anni 1999-2001 Valori in miliardi di lire
(*)N.e. = Non esisteva. Fonte: Elaborazione Eurispes su dati del Ministero delle Finanze.
Come mostrato dal grafico 3, infatti, la percentuale di incasso erariale sul volume totale delle spese degli italiani non è la medesima da gioco a gioco: mentre per le scommesse erariali, quelle ippiche, quelle sportive e la Tris la percentuale di incasso dello Stato è piuttosto modesta (rispettivamente, il 10,3%, il 7,4%, il 6,2% e l’11,2%), per quanto concerne gli altri giochi tale percentuale si aggira attorno al 30% (il 28,9% per il Totip, il 30,1% per il Totosei, il 30,4% per il Totocalcio e il Totogol), con l’eccezione - appunto - del SuperEnalotto, per il quale la percentuale percepita dall’erario è superiore al 50% (il 53% circa).
Grafico 3
Percentuale media incasso erario sul volume delle spese Anno 2000 Valori percentuali
Fonte : Elaborazione Eurispes su dati Ministero delle Finanze.
Vincite fantastiche
A proposito del SuperEnalotto è utile ricordare che tale gioco è quello che detiene il record delle maggiori vincite in tutta l’Europa. A differenza dell’Enalotto, che vanta una storia di quarant’anni, il SuperEnalotto è nato nel 1997, dopo che la Sisal - che nel 1996 aveva vinto la gara di assegnazione dell’Enalotto - ha chiesto al Ministero delle Finanze una modifica della formula di gioco al fine di renderlo più semplice e accattivante. Dopo l’autorizzazione al cambiamento e il decreto di approvazione - datato 30 ottobre 1997 - ha preso il via la nuova e fortunatissima formula: per giocare al SuperEnalotto occorre pronosticare, non importa in quale ordine, i sei primi numeri estratti sulle ruote di Bari, Firenze, Milano, Napoli, Palermo e Roma. Guadagneranno la vincita i giocatori che hanno pronosticato esattamente sei numeri e coloro che hanno realizzato “5+1” (ossia i giocatori che, oltre a cinque pronostici esatti, hanno indovinato anche il cosiddetto “numero jolly”, ovvero il primo estratto sulla ruota di Venezia) e quelli che hanno realizzato 5, 4 e anche 3 soli punti. Due jackpot, sul “6” e sul “5+1”, rimettono in gioco i montepremi di categoria non vinti nei concorsi precedenti. Il SuperEnalotto ha esercitato ed esercita un particolare fascino sugli italiani per la facilità del meccanismo di gioco e per l’imponenza delle vincite. Il meccanismo del jackpot - poi - che consente una lievitazione dei già vistosi montepremi, non fa che attirare ulteriormente l’attenzione dei media e del pubblico. La vincita più consistente di tutti i tempi è stata realizzata nel febbraio 1999 a Grottaglie, in provincia di Taranto, quando furono vinti con una sola giocata ben 86 miliardi e mezzo. Qualche mese dopo, l’evento si è ripetuto in provincia di Rieti, quando il “sei” ha portato nelle tasche di un fortunato giocatore la bellezza di 85 miliardi e 800 milioni. Si tratta di vincite-record, che non hanno eguali nella storia europea dei giochi a premi. La terza vincita di tutti i tempi è stata realizzata recentemente (ottobre 2001) in provincia di Roma sempre grazie a un “sei”, e ha consentito l’incasso di quasi settanta miliardi. Tali vincite roboanti alimentano il tam-tam mediatico e scuotono profondamente l’immaginario collettivo: il sogno di una vincita fantastica sembra essere a portata di mano e sempre più numerosi giocatori si organizzano con gruppi di gioco, sistemi e più o meno stravaganti formule cabalistiche. Tabella 4
Vincite al SuperEnalotto Valori in miliardi di lire
Fonte: Sisal.
Le nuove frontiere: il Bingo
Il mercato delle lotterie e dei giochi a premi è in profonda evoluzione, sia per le dinamiche relative alla domanda, sia per quanto viene proposto sul piano dell’offerta. Negli ultimi anni si è assistito alla nascita di nuove modalità di gioco che, con alterni successi, hanno incontrato i gusti di determinati segmenti di pubblico. Una nuova tipologia di gioco - “nuova” per l’ufficialità della confezione e per le dimensioni dei premi, non certo per il meccanismo, del tutto tradizionale - è costituita dal Bingo, gioco che, negli ultimi mesi, ha richiamato l’attenzione di gestori professionali e mass media. Già diffuso nella forma attuale in molti paesi - in modo particolare, oltre agli Stati Uniti, in Spagna e in Gran Bretagna - il Bingo trae la sua origine dal gioco del Lotto, ed è conosciutissimo in Italia come gioco della Tombola: il termine si deve - secondo la tradizione - ad un giocatore americano che, ai primi del Novecento, pronunciò erroneamente, per esprimere la propria gioia per l’avvenuta vittoria, l’allora nome del gioco “Beano” con l’esclamazione “Bingo!”. Ancora oggi nei paesi anglossassoni tale nome è rimasto come un’esclamazione di vittoria. All’interno del meccanismo del Bingo paiono coniugarsi il fascino del consueto gioco a premi (amplificato dalla ragguardevolezza delle vincite) e il clima socializzante di un locale pubblico, dotato di tavolini, bar, ristoranti e sale per bambini. La grande tombolata - che sostituisce le classiche cartelle di cartone e i fagioli con strumenti tecnologicamente più perfezionati e più sicuri - si svolge presso ampie sale (generalmente ex-cinema o altre tipologie di locali) che in tutta Italia si sono aggiudicate le gare di appalto.
Tabella 5
I numeri del Bingo Anno 2001
Fonte: Eurispes.
Il gioco - che doveva prendere l’avvio nell’agosto del 2001 e ha invece subìto notevoli ritardi nella messa a punto di tutti i dettagli, ma che ha avuto il suo battesimo ufficiale a dicembre in una sala di Treviso - prevede l’acquisto di un numero variabile di cartelle per ogni giocatore (al prezzo di 1,5 euro cadauna): ogni cartella contiene 15 numeri distinti (sul totale dei novanta numeri del Lotto), distribuiti su tre linee orizzontali di cinque numeri ciascuna e su nove colonne verticali. Lo scopo del gioco è di riuscire a depennare per primi tutti i numeri di una stessa riga o cartella, man mano che vengono estratti e annunciati. A differenza della classica Tombola vengono premiati la cinquina (che vince l’8% delle giocate) e, appunto, il Bingo (che vince il 50% delle giocate). Una volta completato il pagamento delle cartelle vincenti, ha inizio un’altra partita. Il giro di affari previsto per il gioco del Bingo si aggira attorno ai 1.750 milioni di euro all’anno, con un incasso per l’erario pari al 24% sul totale delle giocate. Le sale ove sarà possibile giocare a Bingo hanno ricevuto un’autorizzazione statale che garantisce il possesso di tutti i requisiti necessari: l’affitto di una sala può variare dai 5.000 ai 10.000 euro mensili, e - complessivamente - le centinaia di sale attrezzate nel territorio nazionale potranno dare lavoro a 13.000 persone. Le sale-bingo sono ubicate prevalentemente al Nord (il 48,2% dei casi), contro il 28,4% del Sud e il 23,4% del Centro. La regione che conta il numero maggiore di sale è la Lombardia, con 76 punti di gioco, seguita dal Lazio, con 41, e dalla Campania, con 38. Tabella 6
Ubicazione delle sale Bingo Anno 2001
Fonte: Eurispes.
Conclusioni
Il panorama dei concorsi a premi sembra in costante trasformazione. Complessivamente, il settore muove più di 20.000 miliardi di lire all’anno e, seppure accusi una lieve flessione, non sembra perdere il proprio fascino. I giochi tradizionali - alcuni dei quali mostrano evidenti segni di stanchezza - sono stati da tempo affiancati da nuove, allettanti offerte. Non tutte, però, hanno resistito alla prova del tempo e non tutte mostrano di conservare l’appeal originario. Ne sono un esempio il Gratta e Vinci, che in due anni ha dimezzato il totale degli incassi, o Totgol e Totosei, che hanno ridotto a circa un terzo, nel medesimo periodo, il proprio fatturato. Il settore sembra ormai avviato verso una gestione integrata da parte di un’unica Agenzia (che dunque sostituisca e semplifichi il ruolo attualmente svolto dall’Agenzia delle Entrate e dai Monopoli di Stato): in tal modo saranno possibili una maggiore pianificazione del settore e l’applicazione di più razionali politiche di marketing. L’evoluzione del settore mostra la necessità di un’attenta politica di ascolto dei bisogni (tecnici, relativi alle modalità di gioco; e simbolici, relativi all’immaginario che il gioco sollecita) di un’utenza sempre più attenta e recettiva. L’esperimento del Bingo appare, in questo senso, del tutto interessante e parzialmente originale: all’interno di tale modello si sperimenterà, per la prima volta in Italia, la gestione di un concorso a premi non più condotto in modo solitario dallo speranzoso giocatore, ma ambientato in un contesto densamente socializzato come l’apposita sala da gioco: via di mezzo tra casinò e tradizionale tombolata natalizia, il Bingo può rappresentare per i giochi a premi un interessante percorso di innovazione.
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