Gli interessi economici che ruotano
intorno al mondo dei giochi sono così rilevanti, e suscettibili di
ulteriore crescita, che recentemente il Governo ha deciso di affidare
la regia dell'intero settore all'Azienda Monopoli di Stato.
Infatti la legge 383/2001 (e successivo decreto attuativo) stabilisce
che a partire dal 2002, tutti i giochi nazionali sono ricondotti alla
titolarità, responsabilità e controllo dell'Azienda Monopoli. Mentre
la gestione pratica e quotidiana è affidata a società private a
seguito di apposita gara di appalto. Si realizza così un'equilibrata
privatizzazione che non priva lo Stato della titolarità di un settore
ad alta imposizione fiscale, mentre ne affida ai privati la gestione
da cui è bene che lo Stato stia fuori. Il modello è quello del
settore tabacco del quale è in fase di privatizzazione la
fabbricazione e la commercializzazione delle sigarette, ma non la
titolarità dei diritti economici e giuridici nazionali ed
internazionali legati al consumo del tabacco.
La
tabella A, che pubblichiamo, evidenzia la progressiva crescita del
volume dei giochi nell'ultimo decennio. Il regresso del 2000 e la
crescita del 2001 (i dati definitivi non sono ancora disponibili),
assestano intorno a 30 mila miliardi annui il fatturato complessivo
riferito ai soli giochi oggi esistenti. Ma è evidente come in soli
dieci anni il fatturato delle giocate sia triplicato. Ciò si deve
essenzialmente alla pubblicità televisiva, alla crescita esponenziale
del monte premi, all'aumento dei punti vendita, ad un'accorta politica
di innovazione di prodotto, cioè all'introduzione di nuovi giochi.
Una innovazione difficile perché la voglia di novità del giocatore
va soddisfatta evitando che il nuovo gioco "cannibalizzi"
quelli già esistenti, lasciando così invariato il fatturato
complessivo.
Se al fatturato di 30.000 miliardi del settore giochi si aggiungono i
23.000 miliardi del settore tabacchi ed i 7.000 miliardi previsti per
il Bingo si raggiunge la ragguardevole cifra di 60.000 miliardi/anno
su cui l'Azienda Monopoli è chiamata ad esercitare il controllo ed a
garantire il relativo prelievo fiscale complessivamente stimato in
25.000 miliardi. Una delle voci più significative del bilancio dello
Stato.
La
tabella B, che disaggrega il dato complessivo, evidenzia il fatturato
ed il prelievo fiscale di ciascun gioco o lotteria.
La progressione storica dei singoli fatturati consentirebbe una più
attenta analisi di errori e successi nella gestione. Ci limitiamo a
qualche sottolineatura:
- Il gioco del lotto nel 1986 era gestito dai privati e fatturava 700
miliardi/anno. Nel 1987 ne ha assunto la responsabilità l'Azienda
Monopoli che, veicolandolo progressivamente attraverso le tabaccherie,
ne ha portato il fatturato all'incredibile tetto di 15.000 miliardi
nel 2000. Esempio tangibile che non sempre il "pubblico" è
meno efficiente del "privato";
- Gratta e vinci, Superenalotto e, recentemente, Bingo, sono l'esempio
di una innovazione di prodotto che incontra periodicamente il favore
del pubblico;
- Tutti i giochi gestiti dal Coni e legati al calcio (Totocalcio,
Totogol, Totosei) negli ultimi anni hanno fatto registrare una
notevole flessione del tutto inspiegabile, tenuto conto dell'alto
gradimento che il calcio ancora registra in Italia. Evidentemente in
questo settore l'innovazione è stata insufficiente e poco gradita.
Analoga rilevante flessione si registra nei giochi legati alla corse
ippiche e nelle lotterie nazionali;
- Infine, la tabella evidenzia come il prelievo dell'Erario è molto
differenziato da gioco a gioco, bisognerà quindi attuare una politica
di graduale armonizzazione fiscale anche per dare ai singoli giochi
analoga capacità concorrenziale.
Il futuro del settore giochi è affascinante ma anche ricco di
incognite: l'Azienda Monopoli con la sua attuale struttura, 21
Ispettorati ed un organico di 1.400 dipendenti, riuscirà a governare
con efficacia i giochi oggi affidati ad Enti privati (Totip), quelli
di recente istituzione (Bingo) e quelli da sempre abbandonati
(videogiochi)?
La professionalità dei lavoratori è fuori discussione, ma l'organico
è assolutamente inadeguato. La previsione più attendibile e che esso
venga almeno raddoppiato, anche perché nell'immediato futuro
dell'Azienda c'è il Bingo, con le sue 800 sale a regime e con un
fatturato annuo stimato in 7.000 miliardi di cui l'Erario incasserà
il 20%, (al monte premi andrà il 58%, ai gestori privati il 18,2%,
all'Azienda Monopoli il 3,8%).
Ma l'incognita più rilevante è rappresentata dal controllo
dell'immensa e sconosciuta platea dei videopoker, oggi fuori da
qualsiasi controllo fiscale.
Le stime più prudenti indicano in circa 500 mila i videopoker
operanti sul territorio nazionale, mentre il volume delle giocate
sfugge a qualsiasi previsione. Sottoporli a licenza ed al controllo
per prelevare il previsto 22% di imposta sul fatturato sarà cosa
ardua, ma necessaria. Anche per una questione morale e di ordine
pubblico, essendo nota l'attenzione che la malavita organizzata pone
su questo gioco.
Segnaliamo una recente pubblicazione curata dall'Azienda Monopoli che
raccoglie la documentazione e commenta la lunga storia della
"Lotteria Italia" la cui prima estrazione risale al 1932 ed
è legata ad una gara automobilistica organizzata dall'Automobile Club
di Tripoli. Il prezzo del biglietto è di 12 lire ed i premi non sono
predeterminati ma fissati sulla base degli incassi.
Il volume offre una lettura sociologica della storia delle lotterie:
la grafica dei biglietti, i soggetti rappresentati, il prezzo, i premi
riflettono costumi e condizione economica dell'italiano medio degli
ultimi settant'anni. Dalla lotteria della "Solidarietà
Nazionale" del 1946, nel cui titolo si coglie il momento di
difficoltà del Paese, alla lotteria degli anni sessanta con nella
grafica dei biglietti i bolidi che sfrecciano sulle piste di Monza,
simboli di un paese ricostruito; fino all'abbinamento con il Carnevale
di Viareggio degli anni novanta, specchio di un paese che vive nel
diffuso benessere.
I giochi non fanno la storia di un Paese ma certamente ne interpretano
e ne assecondano le tendenze.
Roberto
Vicentini