IL GRAN SUCCESSO DEI GIOCHI A PREMI

MONOPOLI, GRAN ‘CROUPIER’ DI LOTTO E LOTTERIE
Fatturato boom per il settore
 


Fonte: tuttotabacchi - 2002

di Roberto Vicentini

 Tracce letterarie, anonime ma attendibili, dimostrano che i primi giochi a premi sono stati ideati dai greci e che i romani ne fecero largo uso nel periodo della decadenza dell'impero, quando la voglia di svago superò quella della guerra.
Ma oggi, quali sono le motivazioni che spingono gli italiani al gioco, lasciandosi dietro una scia di oltre 30 mila miliardi di lire l'anno?
Sociologi ed economisti formulano le più svariate ipotesi su questa accentuata propensione ludica dell'italiano medio: sono motivazioni che interessano la sfera emozionale, dall'insoddisfazione della propria condizione, alla ricerca di suspense, alla interruzione della quotidiana monotonia.
Motivazioni possibili ma non esaustive, perché ignorano il ruolo di suggeritore e regista che lo Stato svolge da e quinte del grande circo dei giochi a premi. Un regista attento, fantasioso e, soprattutto, interessato perché una larga fetta degli introiti finisce nelle casse dell'Erario. Si, perché il lotto, le lotterie, il totocalcio, il totip svolgono quella funzione che nel linguaggio economico - burocratico è definita come "sostituto d'imposta", cioè esattore. La svolgono facendo leva sull'illusione e la speranza di una vincita, convincendo così il giocatore a pagare tasse volontarie.

Il controllo dell’Azienda Monopoli

Gli interessi economici che ruotano intorno al mondo dei giochi sono così rilevanti, e suscettibili di ulteriore crescita, che recentemente il Governo ha deciso di affidare la regia dell'intero settore all'Azienda Monopoli di Stato.
Infatti la legge 383/2001 (e successivo decreto attuativo) stabilisce che a partire dal 2002, tutti i giochi nazionali sono ricondotti alla titolarità, responsabilità e controllo dell'Azienda Monopoli. Mentre la gestione pratica e quotidiana è affidata a società private a seguito di apposita gara di appalto. Si realizza così un'equilibrata privatizzazione che non priva lo Stato della titolarità di un settore ad alta imposizione fiscale, mentre ne affida ai privati la gestione da cui è bene che lo Stato stia fuori. Il modello è quello del settore tabacco del quale è in fase di privatizzazione la fabbricazione e la commercializzazione delle sigarette, ma non la titolarità dei diritti economici e giuridici nazionali ed internazionali legati al consumo del tabacco.
La tabella A, che pubblichiamo, evidenzia la progressiva crescita del volume dei giochi nell'ultimo decennio. Il regresso del 2000 e la crescita del 2001 (i dati definitivi non sono ancora disponibili), assestano intorno a 30 mila miliardi annui il fatturato complessivo riferito ai soli giochi oggi esistenti. Ma è evidente come in soli dieci anni il fatturato delle giocate sia triplicato. Ciò si deve essenzialmente alla pubblicità televisiva, alla crescita esponenziale del monte premi, all'aumento dei punti vendita, ad un'accorta politica di innovazione di prodotto, cioè all'introduzione di nuovi giochi. Una innovazione difficile perché la voglia di novità del giocatore va soddisfatta evitando che il nuovo gioco "cannibalizzi" quelli già esistenti, lasciando così invariato il fatturato complessivo.
Se al fatturato di 30.000 miliardi del settore giochi si aggiungono i 23.000 miliardi del settore tabacchi ed i 7.000 miliardi previsti per il Bingo si raggiunge la ragguardevole cifra di 60.000 miliardi/anno su cui l'Azienda Monopoli è chiamata ad esercitare il controllo ed a garantire il relativo prelievo fiscale complessivamente stimato in 25.000 miliardi. Una delle voci più significative del bilancio dello Stato.
La tabella B, che disaggrega il dato complessivo, evidenzia il fatturato ed il prelievo fiscale di ciascun gioco o lotteria.
La progressione storica dei singoli fatturati consentirebbe una più attenta analisi di errori e successi nella gestione. Ci limitiamo a qualche sottolineatura:
- Il gioco del lotto nel 1986 era gestito dai privati e fatturava 700 miliardi/anno. Nel 1987 ne ha assunto la responsabilità l'Azienda Monopoli che, veicolandolo progressivamente attraverso le tabaccherie, ne ha portato il fatturato all'incredibile tetto di 15.000 miliardi nel 2000. Esempio tangibile che non sempre il "pubblico" è meno efficiente del "privato";
- Gratta e vinci, Superenalotto e, recentemente, Bingo, sono l'esempio di una innovazione di prodotto che incontra periodicamente il favore del pubblico;
- Tutti i giochi gestiti dal Coni e legati al calcio (Totocalcio, Totogol, Totosei) negli ultimi anni hanno fatto registrare una notevole flessione del tutto inspiegabile, tenuto conto dell'alto gradimento che il calcio ancora registra in Italia. Evidentemente in questo settore l'innovazione è stata insufficiente e poco gradita. Analoga rilevante flessione si registra nei giochi legati alla corse ippiche e nelle lotterie nazionali;
- Infine, la tabella evidenzia come il prelievo dell'Erario è molto differenziato da gioco a gioco, bisognerà quindi attuare una politica di graduale armonizzazione fiscale anche per dare ai singoli giochi analoga capacità concorrenziale.
Il futuro del settore giochi è affascinante ma anche ricco di incognite: l'Azienda Monopoli con la sua attuale struttura, 21 Ispettorati ed un organico di 1.400 dipendenti, riuscirà a governare con efficacia i giochi oggi affidati ad Enti privati (Totip), quelli di recente istituzione (Bingo) e quelli da sempre abbandonati (videogiochi)?
La professionalità dei lavoratori è fuori discussione, ma l'organico è assolutamente inadeguato. La previsione più attendibile e che esso venga almeno raddoppiato, anche perché nell'immediato futuro dell'Azienda c'è il Bingo, con le sue 800 sale a regime e con un fatturato annuo stimato in 7.000 miliardi di cui l'Erario incasserà il 20%, (al monte premi andrà il 58%, ai gestori privati il 18,2%, all'Azienda Monopoli il 3,8%).
Ma l'incognita più rilevante è rappresentata dal controllo dell'immensa e sconosciuta platea dei videopoker, oggi fuori da qualsiasi controllo fiscale.
Le stime più prudenti indicano in circa 500 mila i videopoker operanti sul territorio nazionale, mentre il volume delle giocate sfugge a qualsiasi previsione. Sottoporli a licenza ed al controllo per prelevare il previsto 22% di imposta sul fatturato sarà cosa ardua, ma necessaria. Anche per una questione morale e di ordine pubblico, essendo nota l'attenzione che la malavita organizzata pone su questo gioco.
Segnaliamo una recente pubblicazione curata dall'Azienda Monopoli che raccoglie la documentazione e commenta la lunga storia della "Lotteria Italia" la cui prima estrazione risale al 1932 ed è legata ad una gara automobilistica organizzata dall'Automobile Club di Tripoli. Il prezzo del biglietto è di 12 lire ed i premi non sono predeterminati ma fissati sulla base degli incassi.
Il volume offre una lettura sociologica della storia delle lotterie: la grafica dei biglietti, i soggetti rappresentati, il prezzo, i premi riflettono costumi e condizione economica dell'italiano medio degli ultimi settant'anni. Dalla lotteria della "Solidarietà Nazionale" del 1946, nel cui titolo si coglie il momento di difficoltà del Paese, alla lotteria degli anni sessanta con nella grafica dei biglietti i bolidi che sfrecciano sulle piste di Monza, simboli di un paese ricostruito; fino all'abbinamento con il Carnevale di Viareggio degli anni novanta, specchio di un paese che vive nel diffuso benessere.
I giochi non fanno la storia di un Paese ma certamente ne interpretano e ne assecondano le tendenze.

Roberto Vicentini

 

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